
Il double bind della politica pugliese.
Il “vuoto per pieno” delle strutture riabilitative psichiatriche passa in prima riunione di giunta regionale, a dispetto di tutte le proteste nazionali e locali pervenute e di tutti gli accordi presi con le forze politiche disposte, solo a parole, a darci ragione. A parole con noi tutti d’accordo; d’accordo con analisi lucide e precise sulle anomalie delle politiche della salute mentale in Puglia, anomalie che producono sofferenza, contenzioni, cronicizzazioni e morti; d’accordo sull’ingerenza delle lobby del profitto, ecclesiastiche e non, etc.; mentre, evidentemente nel palazzo si usano parole diverse e soprattutto si fanno scelte opposte alle nostre ragioni.
Intendiamo riferirci anche a quelle forze di maggioranza che ora si dichiarano più attente. Intendiamo anche la sinistra arcobaleno, rappresentata da assessori e consiglieri regionali.
A queste forze e a questi rappresentanti di questa politica pugliese noi chiediamo una posizione precisa, chiara e pubblica sulla delibera che vede passare il “vuoto per pieno” e su quant’altro sta accadendo in Puglia riguardo alle politiche di intervento sulla salute mentale.
Peraltro il 19 febbraio 2008 con la L.R. n.1 si apportano modifiche alla L. 40/2007 che escludono dai servizi l’intervento di figure professionali non sanitarie, a vantaggio di interventi solo sanitari, coercitivi e farmacologici, rendendo inapplicabile il regolamento 7 relativo alla dotazione organica dei centri diurni.
Il vero senso di queste scelte e il nostro dissenso.
Da parte della regione significa accettare e promuovere un’ipotesi che vede come risposta al disagio e alla sofferenza umana una scelta tutta sanitaria (a vantaggio economico di pochi), una psichiatria tutta brutale che avanza ad una velocità sconcertante riproponendo e tornando a pratiche terribili come la lungodegenza, l’elettroshock e le istituzioni totalizzanti vestite di nuovo solo a parole, a dispetto di una ridefinizione delle politiche di intervento, anche di metodi e sistemi a basso impatto ma capaci di aiutare realmente.
Vogliamo ricordare che il disagio in questa Puglia si fa sempre più diffuso; vogliamo ricordare che diventano utenti psichiatrici disoccupati o lavoratori precari che non reggono più la loro condizione e dopo poco tempo i costi umani in termini di sofferenza ed i costi economici diventano di gran lunga superiori a quelli che un intervento diverso (non psichiatrico) potrebbe permettere; vogliamo ricordare che alcuni CSM esplodono per i senza fissa dimora che, giustamente inquieti, vengono dirottati ai servizi di “cura”, anestetizzati farmacologicamente e rigettati in mezzo ad una strada; vogliamo ricordare che molti sfrattati subiscono risposte farmacologiche al loro disagio, spesso coercitive; vogliamo ricordare gli abusi e le violenze subiti spesso dalle donne nelle famiglie e non solo, definite poi facilmente e velocemente “donne malate” mentre i violenti e violentatori vengono definiti sempre più “sani“ e sempre più spesso rimangono impuniti; vogliamo ricordare che il disagio e il peso della solitudine vissuto da molti anziani ha spesso come risposta la sedazione farmacologica fino alla morte delle ottantenni in tso a bari; vogliamo ricordare che la quantita di psicofarmaci distribuita nei CPT è spesso industriale; vogliamo ricordare che ai nostri bambini “vivaci” si propongono, sempre più spesso, trattamenti farmacologici; vogliamo ricordare che la sofferenza in questo tessuto sociale, che si sgretola sempre di più con regole sempre più a vantaggio di pochi, e le eventuali differenze dalla “norma” non possono avere una risposta tutta farmacologica con contorno di brutalità psichiatrica e cronicizzazione a vita.
La vergogna della delibera ”vuoto per pieno”.
E’ passato, in prima riunione, il “vuoto per pieno” camuffato con una rete tutta psichiatrica che rischia di regalare a questi responsabili di molta sofferenza, anche nei prossimi decenni, l’intero intervento sulle politiche della salute mentale.
Se dovesse passare definitivamente si assicurerà per i prossimi decenni alle strutture che l’hanno voluto una rete “acchiappamalati, cronicizzali e torturali a vita” degna di un regime totalitario.
Ci rivolgiamo globalmente ai lavoratori di questa insana salute mentale chiedendo un intervento con forza e rispondiamo anche ad un documento che gli enti gestori delle strutture riabilitative ha pubblicato come risposta alle nostre proteste. Documento firmato dai lavoratori delle strutture, anche se sappiamo non condiviso da molti di loro che non hanno accettato il ricatto occupazionale.
Analizziamo i punti più scandalosi della delibera.
Ci si è dimenticati che i requisiti strutturali delle riabilitative risultano indispensabili anche a norma di legge semplicemente perché molte di queste strutture non hanno ancora “rimodernato” i loro piccoli manicomi (art. 9 – 1).
Uno dei criteri fondamentali per i prossimi anni per la valutazione e il rinnovo dei contratti da parte delle ASL dovrebbe essere il volume delle attività (fatturato), come se si trattasse di fabbriche di bulloni, semplicemente perchè, avendo questi enti ora il monopolio e il fatturato maggiore, vogliono garantirselo per i prossimi venti anni, senza alcuna valutazione di merito sull’eventuale operato (art. 9 – 1-1).
Un ulteriore criterio fondamentale di valutazione dovrebbe essere la gestione di una rete tutta psichiatrica. Qualsiasi intervento di tipo sociale viene messo al bando per garantire così a questi enti, non solo il monopolio delle riabilitative ma anche di eventuali altri piccoli manicomi che verrebbero istituiti attraverso differenti strutture, rosicchiando così ulteriori “mercati” ora pubblici (art. 9 – 1-2).
Il “vuoto per pieno”, scritto più elegantemente, passa nella misura in cui l’azienda sanitaria dovrebbe, di volta in volta “in caso di esubero procedere ed acquisire le prestazioni riconvertendo le prestazioni residenziali in prestazioni di assistenza riabilitativa psichiatrica non residenziale”. Non solo con questo passa il vuoto per pieno ma si comincia così a porre i presupposti per allargare il “mercato” infiltrandosi poco a poco, fino a sostituirsi in futuro alle strutture pubbliche rimaste (fine art. 9).
Forse non tutti sanno che le strutture psichiatriche di questo privato sociale già oggi assorbono i due terzi della spesa sulla salute mentale a fronte di un servizio senza alcuna logica sociale e distribuzione sul territorio.
La vergogna delle loro affermazioni.
Rispondiamo ora anche alle loro affermazioni pubblicate pochi giorni fa.
Ci si vanta di aver aperto le strutture con la chiusura dei manicomi (legge 180) ma ricordiamo che le condizioni di chi è entrato ultimamente nella rete o potrebbe entrarci sono ben diverse da quelle degli utenti di trenta anni fa usciti dai manicomi: paventiamo invece che lo possano diventare nuovamente grazie ai loro trattamenti.
Ricordiamo che grazie al loro eccesso di orgoglio ed entusiasmo le ospedalizzazioni non sono diminuite, così come i trattamenti sanitari obbligatori e spesso, dopo poco tempo gli utenti non riconoscono le loro menti e i loro corpi per quanto deformati.
Ricordiamo che per rispondere alle esigenze degli utenti (come dicono) le loro strutture sono rimaste spesso le stesse di molti anni fa, simili a mini manicomi, con numero di posti venti (max 14-10, indicazione da normativa).
Ricordiamo che spesso nelle loro strutture troviamo gli stessi medici che incontriamo nei servizi e “quell’ingraziamento“ che loro chiamano di “stampo mafioso e non“, per la cattura dell’utente che sarebbero costretti a fare nel caso di frantumazione del loro monopolio, forse esiste già.
Ricordiamo infine ai pochi lavoratori che, sotto la spinta del ricatto occupazionale, hanno condiviso quel documento che il loro potere, invece che usarlo con gli utenti e sugli utenti, potrebbero usarlo con le strutture (non piccole cose) che in anni hanno consolidato guadagni tali da poter garantire loro un prepensionamento, evitando ulteriori danni ai poveri malcapitati.
E ricordiamo che se proprio non volessero andare in pensione potrebbero, sempre con gli utili consolidati dalle strutture, aprire piccole fabbriche di caramelle da gestire con gli utenti in autogestione (autogestione che prevede la normativa e ci si aspetta da una logica di buon senso sulla salute mentale e sulla riabilitazione). Di caramelle, non di pillole o punture, risolvendo così il problema della riabilitazione degli utenti ed anche della loro occupazione.
Chiediamo alle varie forze politiche che si definiscono spesso “attente” alle nostre problematiche una presa di posizione precisa e pubblica in merito.
Chiediamo ai lavoratori ed ai sindacati che si sono più volte interrogati ed hanno più volte dissentito dalla scelta della delibera “vuoto per pieno” di mobilitarsi il giorno sei marzo, giornata in cui, con una strana e celere prassi, dovrebbe riunirsi la commissione regionale sanità per avvallare lo scandalo di questa delibera che affosserebbe per i prossimi decenni qualsiasi possibilità di intervento di buon senso sulle politiche sulla salute mentale.
Firmato
Associazione “Altre Ragioni” – Bari
Associazione Tutela Salute Mentale “Aurora” – Bari
Rete Legalità e Diritti Negati
Operatori non sanitari dei centri diurni del CSM di Lecce dell’Azienda SL area nord di Lecce (Lecce, Strudà, Campi Salentina, Lequile, Galatina)
Consulta Tutela Salute Mentale - Lecce
Responsabile del CSM di Lecce